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Etica, estetica e neo-decolonialismi. Le terrecotte di Djenné (Mali) come "fatto sociale totale"

Le terrecotte di Djenné (Mali)

Folco Vaglienti presenta la conferenza di Cristiana Panella, Musée royal de l’Afrique centrale, Tervuren, mercoledì 22 maggio 2019 in aula Crociera alta di Giurisprudenza - Ore 16:30.

Le terrecotte di Djenné, questi prodotti quasi puri del pensiero occidentale, trovano la loro ragion d’essere nella polivalenza simbolica che i diversi ambiti di riferimento hanno loro attribuito e testimoniano dello stato strutturale di contraddizione insito nel teatro della rappresentazione. Attraverso la loro biografia si vuole rilevare la potenzialità di un approccio molteplice e multidisciplinare all’oggetto come costrutto sociale e, in una prospettiva più estesa, le sfere di valore eterogeneo che sottendono la definizione e la gestione del patrimonio culturale.

Tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso le terrecotte antropomorfe e zoomorfe di Djenné (circa IX-XVII sec.d.C.) hanno costituito uno degli esempi più paradossali e controversi di patrimonializzazione culturale nell’ambito delle politiche istituzionali, del mondo accademico e dei musei. Rinvenute a seguito di scavi informali e veicolate nell’arena pubblica attraverso i circuiti del mercato internazionale, esse sono diventate porta-bandiera da una parte del processo di democratizzazione del Mali attraverso una retorica di « monumentalizzazione del passato » ; dall’altra delle campagne contro il traffico di reperti archeologici lanciate dagli archeologi e dagli organismi di salvaguardia del patrimonio culturale. Malgrado il mercato dell’arte, alimentato dagli scavi informali, sia stato additato come principale responsabile del « genocidio culturale » che il commercio di terrecotte avrebbe implicato per la cultura maliana, esso ha rappresentato non soltanto un gradiente influente rispetto al valore culturale attribuito da accademia e istituzioni ma anche una cartina al tornasole dell’evoluzione delle politiche di collezione dei musei.

In questo quadro, l’intervento della dr.ssa Panella propone una lettura antropologica dell’etica e dell’estetica delle terrecotte di Djenné - intendendo per estetica le retoriche discorsive - rispetto alle condizioni di interstizio, di contraddizione o di disuguaglianza che la loro circolazione ha comportato. Saranno pertanto sondate due nodalità etico-estetiche : il nesso tra valenza storica e formale e valore economico, e la disfasia tra etica individuale e normazione deontologica. Per quanto concerne il primo punto verrà mostrata l’imbricazione organica tra contesti legali e illegali nella costruzione del logo “terrecotte di Djenné” in una co-presenza di strategie di opacità e trasparenza. Rispetto al secondo punto, si mostrerà la visione essenzialista che ha accompagnato nella stampa e nella letteratura accademica l’immagine dei « looters », presentati attraverso un miserabilismo cosmico atto a suggerire il binomio automatico povertà /illegalità, a fronte dell’approccio emico e intimista alla ricerca di oggetti di questi ultimi, considerata il viaggio dell’eroe.

In conclusione  si traccerà il dibattito in corso sulla restituzione delle collezioni di manufatti di origine africana tra rivendicazione identitaria e nuovi equilibri di potere.

22 maggio 2019
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